Tra realtà e simbologia

La vita iniziatica oggi

Percorrere oggi la via iniziatica significa entrare in una dimensione nella quale il pensiero e la conoscenza vengono progressivamente elevati a un livello superiore. Non si tratta di una evasione dal mondo profano, ma di un diverso modo di abitarlo: più consapevole, più vigile, più responsabile. L’iniziazione non promette risposte immediate, bensì strumenti interiori per interrogare la realtà e se stessi con maggiore profondità.

Molto vi sarebbe da dire sugli stereotipi che, ancora oggi, si legano al concetto di Massoneria. Essa viene spesso rappresentata e propagandata come qualcosa di oscuro, segreto nel senso più negativo del termine, quando in realtà è un percorso che tende a rischiarare l’interiore e laddove si promuove fratellanza solidale.  La vera opera massonica non si svolge nell’ombra della cospirazione, ma nella luce del simbolo, che non nasconde, bensì rivela a chi è disposto a comprendere. È una luce che non acceca, ma accompagna, e che illumina prima l’individuo affinché possa, a sua volta, portare beneficio agli altri.

Lo scopo della via iniziatica di ciascun Fratello risiede proprio in questo processo: prendere coscienza dei propri limiti, dei propri errori e delle proprie imperfezioni, senza indulgere nell’autocompiacimento né nella colpa sterile. La consapevolezza diviene così il primo passo verso la trasformazione. Lavorare su se stessi significa imparare a costruire, giorno dopo giorno, un pensiero più giusto e un’azione più retta, orientata al bene e al progresso dell’umanità.

Oggi essere parte di un’officina — così chiamata perché è il luogo del lavoro e non del semplice ritrovo — è certamente un impegno esigente. L’officina non è uno spazio di passività, ma un laboratorio spirituale in cui ciascuno è chiamato a partecipare attivamente, offrendo il proprio contributo e accogliendo quello altrui. In essa si apprende il valore del silenzio, dell’ascolto e della parola misurata; si sperimenta la fatica del lavoro interiore e la gioia discreta della costruzione condivisa.

In un tempo segnato dalla frammentazione, dalla superficialità e dall’urgenza del risultato immediato, la via iniziatica rappresenta una scelta importante. Essa invita alla lentezza consapevole, alla profondità del pensiero, alla responsabilità dell’agire. Non promette privilegi, ma richiede dedizione; non concede certezze assolute, ma apre orizzonti di senso.

Così intesa, la Massoneria dunque non è un rifugio, ma una scuola di umanità. Un cammino che, attraverso il lavoro su di sé, mira a rendere l’uomo più libero interiormente e, proprio per questo, più capace di contribuire alla costruzione di un mondo più giusto, equilibrato e illuminato dalla conoscenza. 

Ovviamente l’uomo è soggetto ad errare, nondimeno vi possono essere dunque accadimenti, vicissitudini che portano ad avere dei dubbi. Il percorso iniziatico, se vissuto con intensità e convinzione fornisce strumenti, sta poi ad ognuno utilizzarli per il reale progresso dell’umanità e per costituire un tassello nel grande mosaico della fratellanza universale. 

Molte sono le cosiddette “obbedienze”, noi riteniamo che il Grande Oriente d’Italia, costituisca una centralità di storia, di percorsi che hanno fatto grande l’Italia nella sua universalità. 

Uomini come Ernesto Nathan, che fu sindaco di Roma, al quale è intitolata la Casa massonica al Trionfale ove le officine trovano spazi per riunirsi, approfondire, celebrare l’essenza dei lavori che si sviluppano su piani culturali, esoterici e simbolici. 

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La Saggezza di Leonardo

Videre scire est via ad cognoscendum

La frase “Videre scire est via ad cognoscendum”, tradotta come “Vedere è il primo passo per conoscere”, racchiude uno dei principi fondamentali del pensiero leonardesco: la conoscenza nasce dall’osservazione diretta della realtà. Leonardo da Vinci, artista, scienziato e inventore, non si limitava a studiare concetti astratti, ma credeva che solo l’esperienza concreta e l’osservazione attenta permettessero di comprendere davvero il mondo.

In questo aforisma, l’atto del “vedere” non va inteso solo come percezione visiva, ma come osservazione consapevole e analitica, che richiede attenzione, curiosità e spirito critico. Solo attraverso questo sguardo attento è possibile arrivare a “scire”, cioè conoscere, sperimentare, capire le leggi della natura, le proporzioni del corpo umano, i meccanismi della fisica e dell’ingegneria.

Leonardo contrappone dunque la conoscenza fondata sull’esperienza diretta alla mera trasmissione di nozioni scritte o teoriche. Per lui, i libri e le parole hanno valore solo se accompagnati dall’osservazione attiva, dallo studio sul campo e dall’analisi pratica. In altre parole, la conoscenza autentica è un equilibrio tra mente e occhi, tra pensiero e percezione sensoriale.