ORIENTE DI ROMA 23 SETT 2026 – Alle 2.05 di questa notte, ora italiana, si è verificato l’equinozio d’autunno. Il Sole ha attraversato l’equatore celeste e, nell’emisfero nord, è cominciata la nuova stagione astronomica. È un istante preciso nel moto della Terra, anche se il suo significato si lascia raccontare con parole che vanno oltre l’astronomia.

L’equinozio evoca l’equilibrio tra il giorno e la notte. Non si tratta di una perfetta uguaglianza delle loro ore, ma l’immagine resta potente: la luce non occupa più l’intera scena e l’ombra torna a farsi sentire. Per chi guarda alla natura come a un linguaggio simbolico, è il momento di chiedersi che cosa abbia portato a maturazione la stagione appena trascorsa.

In una lettura esoterica, l’autunno non è soltanto il tempo di ciò che finisce. È il tempo del raccolto, dunque della responsabilità. Si osservano i frutti, ma si riconoscono anche i semi rimasti senza cura. Cadono le foglie, si scopre la forma dei rami. Allo stesso modo, quando si attenua il rumore delle giornate estive, può diventare più chiaro ciò che abbiamo costruito e ciò che chiede ancora lavoro.

La sensibilità massonica può leggere in questo passaggio un invito a riprendere il lavoro su se stessi. La luce, tanto cara al suo linguaggio simbolico, non cancella l’ombra per decreto: aiuta a vederla, a darle un nome, a non affidarle la guida dei propri gesti. L’equilibrio non è immobilità. È la fatica quotidiana di tenere insieme pensiero e azione, libertà e misura, desiderio personale e dovere verso gli altri.

C’è anche una lezione di umiltà nel cielo di settembre. Nessuna stagione trattiene per sempre il proprio splendore. La natura cambia senza rinnegare ciò che è stata: consegna alla terra quanto ha generato e si prepara, nel silenzio, a un altro inizio. Forse è questo il senso più profondo della soglia che abbiamo attraversato stanotte. Accogliere il buio che cresce, continuando a custodire la luce che possiamo offrire.