La trama di Interstellar si snoda in un futuro prossimo dove la Terra è morente, soffocata da tempeste di sabbia e carestie. L’ex pilota della NASA, Cooper, viene scelto per guidare una missione disperata attraverso un wormhole (un “ponte di Einstein-Rosen”) apparso vicino a Saturno. L’obiettivo è trovare una nuova casa per l’umanità tra tre pianeti potenzialmente abitabili. Tuttavia, il viaggio comporta un prezzo altissimo: a causa della dilatazione temporale vicino a un buco nero, pochi carichi di ore per Cooper corrispondono a decenni sulla Terra.
Il cuore del film non è però il viaggio tecnologico, ma il legame indissolubile tra Cooper e sua figlia Murph, una connessione che sfida le leggi della fisica tradizionale. In Interstellar, Si assiste a un’evoluzione del concetto di amore che smette di essere un moto dell’animo per farsi forza gravitazionale capace di piegare il tempo, trascendendo la sua natura sentimentale per rivelarsi come una vera e propria coordinata dell’Universo Immaginiamo Cooper perso nel buio infinito del Tesseract, quella complessa struttura multidimensionale dove il tempo non ha più una direzione chiara, un labirinto, dove la logica e i calcoli non servono a nulla. L’unico “dato certo” che gli permette di orientarsi, come una bussola che punta sempre al Nord, è il legame con sua figlia. È questo filo invisibile a guidarlo verso il momento esatto in cui comunicare con il passato, trasformando un atto d’affetto nell’unica chiave possibile per salvare il futuro dell’umanità. “L’amore non è qualcosa che abbiamo inventato noi… è osservabile, potente. Deve significare qualcosa.” Amelia Brand (Interstellar) Questo concetto trova un parallelo profondo nel lavoro che si compie all’interno della Loggia. Qui si impara che l’intelletto da solo — la capacità di analizzare e misurare il mondo — non è sufficiente per comprendere il senso profondo dell’esistenza.
Se la mente ci fornisce gli strumenti tecnici, è la tensione spirituale verso l’altro e la cura con cui ci dedichiamo a noi stessi e le cose che facciamo a darci la direzione. In questo senso, l’amore smette di essere un’emozione soggettiva e diventa una legge universale: uno strumento di misura necessario per navigare l’ignoto e per costruire qualcosa che vada oltre i limiti del nostro tempo. Il film di Nolan ci ricorda, quindi, che la tecnica e la scienza (la squadra e il compasso) sono strumenti essenziali, ma restano inerti se non vengono animati da quella forza di gravità superiore che è l’amore. Vedere l’amore come una geometria dell’infinito significa riconoscere che il nostro posto nell’universo non è determinato dalla nostra posizione fisica, ma dalla profondità dei legami che siamo capaci di edificare, rendendo l’uomo, finalmente, architetto del proprio “destino stellare”.
a cura del Fr. Compagno d’Armonia